La Chinatown di Milano potrebbe finalmente avere il suo portale: cosa sappiamo finora

A un secolo di distanza da quando la comunità cinese di Milano ha messo radici tra via Canonica e via Paolo Sarpi (leggete il nostro articolo sulla Storia della Chinatown Milanese), la città ha compiuto il suo primo passo formale verso l’installazione di un Paifang (牌坊 il monumentale arco o portale cinese) permanente!

A luglio 2026, la Giunta del Comune di Milano ha approvato le linee di indirizzo per un bando pubblico che coprirà la progettazione, il finanziamento e la costruzione della prima porta di Chinatown della città, all’estremità della strada verso Piazzale Baiamonti.

Tuttavia, non abbiamo ancora un vero arco: nulla è stato ancora progettato, finanziato o calendarizzato, e qualsiasi proposta selezionata dovrà comunque superare le verifiche di interesse pubblico e di fattibilità tecnica. Ma rispetto a ogni precedente tentativo, che non ha mai superato la fase delle “chiacchiere da bar”, questo è il passo più concreto che Milano abbia mai fatto verso una porta per Chinatown. E il tempismo, nell’anno del centenario del quartiere, non potrebbe essere migliore.

Arco Chinatown Melbourne, Australia

Porta di Chinatown a Melbourne, Australia

La notizia non arriva dal nulla. Tra l’arco e il progetto di social housing previsto tra Sarpi e Bramante, questo sembra meno un gesto isolato e più parte di un piano più ampio di investimenti e valorizzazione del quartiere.

Cosa ha effettivamente approvato il Comune

Siamo precisi, perché “Milano sta costruendo un arco cinese” non è esattamente ciò che è successo. Quello che Palazzo Marino ha approvato sono le linee di indirizzo, ovvero la cornice normativa per un bando pubblico. Enti pubblici e privati potranno presentare un pacchetto completo: un progetto di design più un piano finanziario. Il Comune valuterà poi le candidature internamente, e anche la proposta selezionata dovrà superare ulteriori revisioni prima che la costruzione possa iniziare.

Quindi si tratta di burocrazia, certo. Ma burocrazia che porta ai fatti. Tutte le conversazioni precedenti su un arco per la Chinatown di Milano sono morte alla fase della “bella idea”. Questa volta c’è un documento ufficiale, un’assessora di riferimento (Gaia Romani, che ha annunciato l’iniziativa) e una posizione precisa sulla mappa. In termini amministrativi italiani, è praticamente un taglio del nastro.

Arco Chinatown Vancouver, Canada

Arco di Chinatown a Vancouver, Canada

Le proposte saranno giudicate per qualità architettonica e artistica, inserimento nel contesto urbano, sostenibilità economica, fattibilità, durabilità, piano di manutenzione e coinvolgimento della comunità. Tradotto: si cerca qualcosa di bello, che non cada a pezzi, che non mandi in bancarotta nessuno e che non venga progettato passando sopra la testa di chi vive e lavora in Sarpi.

Cosa ancora non sappiamo

Da tenere bene a mente prima che qualcuno inizi a organizzare il banchetto per l’inaugurazione:

  • Non esiste un progetto. Il bando non è ancora stato nemmeno pubblicato; è previsto nelle prossime settimane.
  • Nessuna data certa. Non c’è una tempistica per la costruzione o una stima per l’inaugurazione.
  • Nessun budget. I costi e la fonte di finanziamento dipendono interamente dalle proposte che verranno presentate.
  • Nessuna garanzia. Partecipare al bando non dà diritto a costruire, e la città può ancora bloccare il progetto in fase di revisione.
Arco Chinatown Vancouver, Canada

Porta cinese a Dunedin, Nuova Zelanda

Perché il 2026 è così importante

Quest’anno la Chinatown di Milano compie 100 anni. Le prime tracce documentate della comunità risalgono a segnalazioni del marzo 1926, e il quartiere sta trascorrendo l’intero centenario ospitando eventi, installazioni e mostre. Un arco approvato in qualsiasi altro anno sarebbe stata una notizia. Un iter per un arco lanciato nell’anno del centenario suona come una vera e propria dichiarazione: dopo cento anni, la città riconosce formalmente l’ingresso di uno dei suoi quartieri più distintivi.

Ci siamo già passati: il flashback del 2015

Se tutto questo vi suona familiare, la vostra memoria funziona benissimo. Nel 2015, durante l’Expo, l’associazione degli imprenditori italo-cinesi propose di installare due paifang gemelli temporanei in Sarpi. Il progetto fu criticato, rivisto in corso d’opera e infine accantonato a causa dei costi.

La differenza oggi è il contesto. La Sarpi del 2026 non è la Sarpi del 2015, e tantomeno il corridoio dell’ingrosso dei primi anni 2000. La pedonalizzazione del 2010–2011 ha trasformato la strada in un vivace “salotto” pedonale, il dialogo istituzionale con la comunità è più forte, il Municipio 1 è persino gemellato con il distretto Jing’an di Shanghai, e la richiesta per una porta del quartiere è sul tavolo da anni.

Paifang nel Palazzo d'Estate di Pechino, Cina

Porta Paifang nel Palazzo d’Estate di Pechino, Cina

La parte difficile: quell’incrocio

Il luogo prescelto è decisamente carico di significato. L’ingresso da Baiamonti si trova tra Porta Volta, il cimitero Monumentale, le facciate di fine Ottocento e il sito del tanto atteso Museo della Resistenza progettato da Herzog & de Meuron, con una linea visiva verso lo skyline di Porta Nuova. Qualunque cosa verrà costruita dovrà dialogare con tutto questo contemporaneamente.

Una generica replica storicista sembrerebbe scollegata dal paesaggio urbano che dovrebbe incoronare. Se fatto bene, un paifang milanese potrebbe onorare un secolo di storia della Milano cinese e, allo stesso tempo, sembrare nato apposta per appartenere a questa strada, in questa città.

Paifang 101: le basi (senza la lezione noiosa)

Un paifang (牌坊) o pailou (牌樓) è un arco tradizionale cinese: due o più pilastri, travi di collegamento, solitamente un tetto in tegole e una targa incisa che indica dove ti trovi o chi viene onorato. Questa forma architettonica risale a secoli fa e si diffuse ampiamente sotto le dinastie Ming e Qing per segnare gli ingressi a distretti, templi e siti importanti. Nella diaspora ha assunto un secondo lavoro, ovvero dire al mondo: “Chinatown inizia da qui”. Questa è la versione che Milano sta prendendo in considerazione.

Dragon Gate di San Francisco

La Porta del Drago (Dragon Gate) di San Francisco

Gli archi che sono venuti prima

Milano non inventerebbe nulla, entrerebbe semplicemente in un club con membri di grande prestigio. Abbiamo già stilato la classifica delle migliori Chinatown del mondo, quindi considerateci giudici qualificati in materia. La New Chinatown di Los Angeles, inaugurata nel 1938, fu la prima Chinatown al mondo progettata secondo un piano urbanistico, anziché svilupparsi spontaneamente attorno a una comunità di immigrati. È inoltre spesso citata come sede di uno dei primi portali moderni di Chinatown.

La Porta del Drago di San Francisco, che si erge all’ingresso di Grant Avenue dal 1970, è una delle porte di Chinatown più riconoscibili al mondo ed è l’immagine mentale che la maggior parte delle persone associa alla parola “Chinatown”. Londra ha svelato il suo grandioso arco in stile Qing su Wardour Street nel 2016, dimostrando che anche una Chinatown compatta incastrata tra i teatri di Soho può sfoggiare un ingresso cerimoniale.

Chinatown Gate Los Angeles 1938

Ma una Chinatown ha davvero bisogno di un portale?

Le ragioni contrarie non sono banali. Da tempo i portali delle Chinatown vengono criticati come una forma di disneyficazione: una scorciatoia decorativa che riduce un quartiere vivo e complesso a uno scenario fotogenico, spesso progettato pensando più ai turisti che ai residenti.

Le ragioni a favore sono meno appariscenti ma, a nostro avviso, più forti. Da un secolo, la comunità cinese di Milano è parte integrante della città, senza che la sua presenza sia mai stata formalmente inscritta nel paesaggio urbano. Un paifang sarebbe il modo in cui Milano dichiara, nella pietra e nello spazio pubblico, che questo quartiere è una parte permanente della città.

Porta di Chinatown a Soho Londra, Regno Unito

Porta di Chinatown a Soho Londra, Regno Unito

Portali come questi diventano spesso punti di riferimento, luoghi d’incontro e simboli visibili dell’identità multiculturale di una città. Se progettato insieme alla comunità, anziché semplicemente per essa, non c’è motivo per cui il paifang di Sarpi debba essere diverso.


Seguiremo l’evoluzione del bando pubblico come se fosse una serie TV drama della HBO. Seguite @chinatownmilano.it per non perdervi nessun episodio.

Condividi il tuo amore